PHANTOM
L'OMBRA CHE CAMMINA

Apparso in versione giornaliera sul New York American Journal il 17 febbraio 1936 - o, meglio, una settimana dopo, perché nelle prime sei strisce la protagonista unica sembrò essere una graziosa e ardimentosa giovane, Diana Palmer - “The Phantom” fu certamente l’ispiratore dei supereroi che a partire da “Captain Marvel” (1937) e “Superman” (1938) impazzarono, e impazzano tuttora, in molti comic-books, tavole e strisce d’Oltreoceano.
Ma se l’avventuriero (“Uomo Mascherato” si chiamò da noi) indossava, precorrendo i suddetti epigoni, una guaina che lo ricopriva tutto, per altro completata da due vistose pistole pendenti dal cinturone, non possedeva, a differenza di questi, alcun superpotere. Infatti il “Fantasma che cammina” è solamente un uomo dalla possente e tuttavia agile struttura muscolare, intelligente e laconico ma, a suo modo, spiritoso, qualità quest’ultima infusagli direttamente dal suo soggettista Lee Falk.
L’inconsueto abbigliamento e, come si vedrà, l’esotismo non furono le uniche cause del grandissimo successo incontrato dall’Ombra che cammina in molti Paesi, americani ed europei, e segnatamente in Italia. Ad essi va aggiunta la componente romantica, che sin dagli esordi cattivò al “character” la simpatia delle giovinette degli anni trenta che disputavano accanitamente ai fratelli la copia del settimanale (“l’avventuroso”) che ne pubblicava le vicende. Nel corso della lotta dell’Uomo Mascherato contro i moderni pirati di Ahmed e Kabai Singh - i quali, con l’aiuto del corrotto dr. Owens, tentavano di carpire a Diana il segreto di un deposito d’ambra - e anzi in soli cinque mesi di produzione della “strip”, ammontarono infatti a sei gli ardenti baci con cui l’Uomo Mascherato gratificò Diana durante i molti abbracci fra i due.
Né l’esplicita vena erotica espressa da Falk e Moore si limitò alle effusioni tra Phantom e Diana, poiché la stessa ragazza ebbe in seguito a manifestare qualche “défaillance” con il capitano Melville Horton, mentre Phantom veniva spesso concupito da fatalissime donnine semisvestite della più varia estrazione sociale e razziale, come l’avvenente Sala che, già amante di Kabai Singh, si rincontrerà con il Fantasma che cammina nella propria veste di ambigua affiliata alla “Banda aerea” composta di sole donne, tutte provocanti e sensuali: la stessa gang che si ritroverà anche in tavole domenicali molto posteriori (1941-42). Vale qui la pena di ricordare che, a differenza di quanto accaduto per altri personaggi, le domenicali dell’Uomo Mascherato iniziarono il 28 maggio 1939, con molto ritardo rispetto alla versione giornaliera.
Phantom è sempre in compagnia dell’amatissimo lupo Devil, al quale deve spesso la vita, ed è aiutato, nella sua opera di mantenimento dell’ordine nella giungla del Bengala, dalla fedelissima tribù dei pigmei Bandar, guidati dall’astuto stregone Guran.
L’Uomo Mascherato discende infatti da sir Christopher Standish che nel 1525, mentre col genitore era in viaggio di diporto nelle acque del Golfo del Bengala, aveva visto assalire la nave dai pirati Singh, che avevano trucidato tutti i naviganti ad eccezione del giovane baronetto. Questi aveva poi riconosciuto, addosso ad un pirata annegato, le vesti del padre, e sul teschio dell’assassino aveva pronunciato il giuramento di vendicarsi dei Singh, di lottare contro la pirateria e la brama di denaro soddisfatta a costo di qualsiasi crudeltà e di tramandare al primogenito di ogni discendente l’ingrato compito di continuare la sua opera. Ecco perché gli orientali, la feccia bianca delle coste bengalesi e anche persone non sprovviste di ingegno e di cultura, come il dott. James Dodd, credono che si tratti sempre dello stesso Fantasma che cammina il quale da secoli stampa sul volto dei malcapitati avversari il segno del teschio impresso sul proprio anello. Questa del teschio è, del resto, una macabra usanza ricorrente, poiché Phantom vive, tra tesori accumulati dai predecessori nel corso dei secoli, in una caverna a forma appunto di teschio (dove, assiso su un trono ornato sempre di teschi, dà udienza ai suoi sudditi indigeni) sita nelle Foreste Profonde del Bengala, anche se inizialmente Falk aveva pensato - come poi avverrà per Superman con Clark Kent - di camuffare l’Uomo Mascherato con i panni dell’inetto ed eternamente stanco Jimmy Wells, residente in una borghesemente confortevole villa lontanissima dall’Oriente.
Questa atmosfera un po’ lugubre venne via via stemperandosi col trascorrere del tempo, che vide il Fantasma che cammina avventurarsi dapprima nelle nebbie londinesi (“Il piccolo Toma”) per poi spaziare non solo in Oriente ma praticamente sotto i cieli di tutto il mondo. Nelle tavole domenicali, poi, spesso assai divertenti e generalmente a lieto fine anche per gli avversari, le vicende dell’Ombra assunsero presto un sapore favolistico, del resto sempre congeniale alle versioni settimanali degli eroi dei “comics”.
Nel dicembre 1977 il lungo sogno d’amore dell’Uomo Mascherato e di Diana Palmer è stato coronato dal tanto tenacemente perseguito matrimonio, che nel maggio 1979 è stato rallegrato dalla nascita di una coppia di gemelli, il maschio dei quali tramanderà un giorno le gesta di tanto padre.
Le storie di The Phantom, ideate da Lee Falk, furono illustrate, nella versione giornaliera, da Ray Moore fino al settembre 1942 e poi dal 12 novembre 1945 al 13 luglio 1946; da Wilson McCoy, in collaborazione con Ray Moore, dal settembre 1942 al 13 luglio 1946 e da solo dal 15 luglio 1946 al 19 agosto 1961; da Seymour “Sy” Barry dal 21 agosto 1961 al 3 settembre 1994. Le tavole domenicali sono invece opera di Ray Moore fino al 27 dicembre 1942 e poi per i periodi 9 dicembre 1945 - 22 dicembre 1946, 2 febbraio - 7 dicembre 1947, 23 maggio - 12 settembre 1948; di Wilson McCoy, in collaborazione con Ray Moore, dal 3 gennaio 1943 al 12 settembre l948 e da solo dal 19 settembre 1948 al 10 settembre 1961; di Carmine Infantino dal 17 al 24 settembre 1961; di Bill Lignante (in seguito autore dei comic books) dall'1 ottobre1961 al 13 maggio 1962; di Sy Barry dal 20 maggio 1962 al 18 settembre 1994. Attualmente le dailies sono affidate a George Olesen (matite) e Keith Williams (inchiostri) e le domenicali a Fred Fredericks, disegnatore anche di Mandrake (matite di Olesen).
Le prime serie di comic books (edite nel 1939-46 dalla David MacKay Publishing, nel 1951-60 da Harvey Hits e Harvey Comics Hits, nel 1962 dalla Gold Key) ebbero poca fortuna, in quanto erano solo adattamenti di precedenti strips; miglior sorte ha arriso alla serie pubblicata dal K.F.S. nel 1966-67, illustrata da Bill Lignante, Wallace Wood, Jeff Jones, Al Williamson, e anche a quella pubblicata dal 1969 dalla Charlton Comics, opera di Steve Ditko, Jim Aparo e Bill Lignante.

Approfondimenti

Con l'avvento di Wilson Mc Coy (disegnatore più pacato rispetto al predecessore Ray Moore) Lee Falk  propone un nuovo ciclo di avventure con  taglio e contenuti nuovi. Phantom quando affronta queste nuove fatiche ha già effettuato  da un pezzo il giro di boa  degli anni Quaranta ed ha ormai perduto  le caratteristiche di tenebroso e tragico giustiziere acquisendo una più tranquillizzante dimensione umana. La sua vita si svolge ormai  quasi abitualmente nelle profonde foreste del Bengali, una regione collocata nei mari orientali, dove coesistono però popolazioni nere, tigri, leoni, elefanti e coccodrilli. Colà vige la legge del "fantasma che cammina" che viene imposta con le buone o con le cattive  (con violenza paterna) un po' a tutti. Il suo segno, il teschio per i cattivi che viene marchiato sul loro viso dal robusto cazzotto dell'Uomo Mascherato, e una curiosa croce di Sant'Andrea per i buoni, profila confini manichei  che vengono stemperati solo dall'illuminato humour del protagonista. Egli ha addirittura costituito un corpo di polizia, la Pattuglia della Giungla,  del quale è il capo pur se incognito. La legge della giungla, trasmessa oralmente e della quale Phantom è depositario e sacerdote unico, ha quindi una sua "longa manus" alla quale può ricorrere con equilibrato buonismo in perfetta osservanza con i principi "democratici" occidentali che ormai sembrano aver travalicato l'Oceano approdando in quelle lande intatte (per ora) e sconfinate. Il segno grafico che caratterizza questo nuovo corso s'è fatto più disteso e veleggia discretamente  se non verso la caricatura  almeno allacciandosi alla più genuina tradizione umoristica dei comics americani. Le vicende raccontate non hanno più l'ampio respiro della saga che si snoda secondo l'intreccio e le conclusioni tradizionali propri della narrazione avventurosa anche cinematografica. Il ritmo si fa serrato e la proposta del racconto è sintetizzata, senza preamboli, in pochi significativi quadretti. I capisaldi narrativi sono scontati: ed è facile supporre  che il lettore sappia già tutto del protagonista e del suo "habitat". I contenuti potrebbero sembrare leziosamente moralistici (e lo sono volutamente e scopertamente) se come al solito Lee Falk, con i suoi testi collaudati, non donasse loro quel tanto di sottile autoironia che basta a riscattarli dalla loro tranquilla ovvietà. Tutt'altro che scontati  invece i colpi di scena  e le soluzioni finali che si mantengono sul filo di un'onesta "suspence" così da attirare, non diciamo da attanagliare, l'attenzione del lettore. Un altro Phantom (rispetto a quello di Ray Moore) che però rinnova senza pudicizie, ma anche con grande abilità, l'epoca d'oro dei comics. Un 'era che sembra dura a morire, se si pensa che Phantom è alla ribalta, in quell'epoca, da più di quaranta anni.   

    

 


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