TERRY AND THE PIRATES
LE TIGRI VOLANTI DEL GENERALE CHENNAULT

Terry è un ragazzo americano, molto sveglio, al quale il nonno ha lasciato la mappa di una miniera in Cina...” dice la presentazione della striscia “Terry and the pirates”.
Terry Lee era dunque un ragazzo più o meno tredicenne, inizialmente accompagnato da un giovane tutore, l'avventuriero Pat Ryan, dalla bella Dale Scott e dal buffo cuoco cinese George Webster Confucius detto Connie.
Il teatro della vicenda era sui lontani mari della Cina: l'esotismo come tema di fondo a vivificare un prodotto visuale che, se si avvaleva dell'ottimo taglio delle inquadrature e di un ritmo scintillante, riproponeva pur sempre ruoli e situazioni spesso scontati, anche in presenza di uno stuolo di bellissime donne, dalla Dragon Lady a Normandie Sandhurst, da Burma ad April Kane. Ma si ingannava chi credette che Terry sarebbe rimasto prigioniero del suo cliché: il ragazzetto, biondiccio e imbambolato, maturò ed acquistò nel tempo caratteri e segni assolutamente definiti.
Questa fisionomia inequivocabile il disegnatore Caniff gliela impose piombandolo in un universo, quello collettivamente eroico degli eventi bellici determinati da Pearl Harbour, che potrebbe sembrare realistico, se non rappresentasse la proiezione immaginifica di una precisa dottrina ideologica.
Il mondo nel quale Terry si muoveva non contemplava debolezze o tentennamenti: superato lo stadio dell'adolescenza e arruolatosi nell'U.S.A.F., il tenentino Lee, avviato ad una luminosa carriera militare, aveva ormai perso tutte le caratteristiche sportive dell'eroe in cerca di avventure, spaziando invece in un delirio di armi ed uniformi minuziosamente descritte e sotto la guida paterna del colonnello Flip Corkin, per le giungle in fiamme di tutto l'Estremo Oriente.
Simbolo rappresentativo ed esaltante di un popolo e di una società che nella guerra andavano ritrovandosi, Terry aveva imboccato la strada del suo ruolo definitivo. Il retroterra ideologico che l'autore gli costruì alle spalle finì per cristallizzarlo nella posizione di permanente ed effettivo difensore in armi di una libertà dipinta a stelle e strisce.
Nessun dubbio sulla collocazione geopolitica del bene: oltre quella frontiera non c'era che la tirannide o la imbelle acquiescenza. Facevano parte di questa umanità “interdetta” anche quanti, non abbastanza intransigenti, non propugnavano la crociata della quale Terry e le sue indomite “Tigri volanti” erano gli emblematici alfieri. Quando Caniff abbandonerà Terry il 29 dicembre 1946 e Wunder ne assumerà la gestione, il paladino dell'oltranzismo militare non si libererà più della sua armatura d'arcangelo dell'americanismo.
È un caso straordinario, poiché Terry non era mai stato in Vietnam, ma certamente significativo, che "Terry and the Pirates" sia stato soppresso nel 1973, in seguito ad una lunghissima malattia di George Wunder (poi scomparso nel 1988), appena un paio d'anni prima che l'ultimo G.I. si reimbarcasse verso l'occidente a simboleggiare la disfatta di un tipo di colonialismo ormai fuori del tempo.
Le strisce di Terry apparvero sui quotidiani americani il 22 ottobre 1934, seguite il 9 dicembre dello stesso anno dalle tavole domenicali; ma strisce e tavole si collegarono a partire dal 30 agosto 1936.

APPROFONDIMENTI

"Terry è un ragazzo americano, molto sveglio, al quale il nonno ha lasciato la mappa di una miniera in Cina...", dice la presentazione della striscia "Terry e i Pirati", apparsa il 22 ottobre 1934 sui quotidiani americani, subito dopo lo scrollone della grande crisi e nei giorni nei quali Delano Roosvelt stimolava la rinascita americana con l'enunciazione del "New Deal". Il teatro della vicenda sono i mari della Cina: l'esotismo come tema di fondo  a vivificare un prodotto visuale che, se si avvale dell'ottimo taglio delle inquadrature e di un ritmo scintillante, ripropone pur sempre ruoli e situazioni spesso scontati. ampiamente proposti dal cinema d'avventura. Ma si inganna chi crede che Terry rimarrà prigioniero del suo cliché: il ragazzetto biondiccio e imbambolato, acquisterà nel tempo caratteri e segni assolutamente definiti. Questa fisionomia inequivocabile, il disegnatore Caniff gliela imporrà tuffandolo in un universo che potrebbe sembrare realistico, se non rappresentasse la proiezione immaginifica di una precisa dottrina ideologica. Il mondo nel quale Terry Lee si muove non contempera debolezze o tentennamenti: arruolato nell'Air Force USA, il tenentino, avviato ad una luminosa carriera militare, ha ormai perso tutte le caratteristiche sportive dell'eroe in cerca d'avventure che gli erano state  viatico per intraprendere il lungo viaggio nel mondo delle strisce e delle tavole a fumetti di mezzo mondo. Simbolo rappresentativo ed esaltante di un popolo e di una società che nella guerra si sarebbero ritrovati : Terry ha appena imboccato, al momento del suo arruolamento, la strada maestra del suo ruolo definitivo. Il retroterra ideologico che l'Autore gli costruisce alle spalle e sulle spalle finirà per cristallizzarlo  nella posizione di permanente ed effettivo  difensore in armi di una libertà dipinta a stelle e strisce. Nessun dubbio sulla collocazione geografica del bene. Oltre quella frontiera non c'è che la tirannide o la imbelle acquiescenza. Fanno parte di questa umanità "interdetta" anche quanti, non abbastanza intransigenti, non propugnano la crociata della quale Terry e le sue indomite "tigri volanti" sono gli emblematici alfieri. Quando Caniff abbandona Terry nel 1946, e Wunder ne assume la gestione accentuandone con il suo segno spigoloso i caratteri corrucciati, buttando alle ortiche quanto di umoroso e faceto il fumetto aveva conservato negli anni, è ormai difficile che il paladino dell'oltranzismo militare si liberi della sua armatura d'arcangelo dell'americanismo. Il mito di Terry Lee, ormai affermato, interpreta la posizione di uno specifico e potente settore dell'opinione pubblica. Dopo quella mondiale, le guerre in Corea e nel Vietnam sono lo spunto per perpetuare la saga militare di Terry. E non a caso certi ambienti militari, anche del Pentagono, guardano con simpatia l'opera di convincimento  e suggestione che questo personaggio in divisa può ancora operare sui lettori. E' anche opportuno ricordare che il sindycate produttore e distributore del personaggio era il Chicago Tribune, gruppo giornalistico potentissimo, politicamente conservatore e vicino al Partito Repubblicano. E non è ancora certamente un caso che proprio nei giorni nei quali l'ultimo G.I. USA si reimbarcava verso Occidente a simboleggiare la disfatta di un tipo di colonialismo  ormai fuori del tempo, "Terry and  Pirates", che per tanti anni aveva rappresentato quella ideologia e quella strategia politica che avevano finito per procurare agli States la prima sconfitta militare della sua storia, l'impopolarità in tutto il mondo (che per ogni buon americano rappresenta forse una calamità peggiore della sconfitta) e un travaglio interno alla società americana che  incrinò profondamente quell'unità che le guerre vinte avevano sempre cementato, sia stato soppresso. E' stato detto che le condizioni di salute di George Wunder non permettevano la prosecuzione di un prodotto che era ormai legato ad uno stile inconfondibile: Ma probabilmente anche questa volta i comics, che sono sotto il profilo sociologico una delle testimonianze più precise e attendibili degli umori e delle tendenze del loro tempo, ci suggeriscono, forse, che un'epoca è stata definitivamente chiusa: Non è detto che quella che seguirà sarà migliore, anzi, ma certo è che se terremo gli occhi bene aperti sui modelli che i mass media (e specialmente i comics che tra questi, a differenza di cinema e tivù sono quelli che ci permettono la lettura più riflettuta) ci proporranno (e che già ci propongono), ne sapremo di più che non scrutando e rovistando tra le righe e le parole spesso oscure di tanti auguri interessati.

 R.T.   

    


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