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JOHNNY HAZARD
UN FORZATO DELLA GLORIA

Gli anni della guerra rappresentano forse la fine di un ciclo
per il caleidoscopico mondo dei comics: il 1944 è uno degli ultimi
anni nei quali può nascere un personaggio come Johnny Hazard. La striscia, apparsa per l'appunto il 5 giugno 1944 per mano
di Frank Robbins, narra le vicende di un pilota americano che, fuggito da un Kriegsgefangenenlager,
infligge paurose perdite ai tedeschi. Riunitosi alle truppe alleate,
viene spedito sul fronte del Pacifico. Appena il tempo di divenire
pilota civile ed ecco il nostro americano inviato in Corea e poi, vero forzato della gloria in vesti ambigue che lo fanno
pensare agente del controspionaggio, via a spaziare nei cieli
di tutto il mondo in cerca di un atterraggio, dove puntualmente
lo attendono intrighi e congiure, alla forsennata caccia di agenti
del comunismo internazionale, del resto facilmente traditi dalla
pronuncia slava o dagli occhi a mandorla. Johnny però non veste, come altri personaggi famosi, una divisa militare,
che potrebbe non scrollarglisi più di dosso.
Il sottofondo dottrinario e ideologico di Hazard--il più vieto americanismo -- è dunque più lo spunto all'avvio
di favole dove l'azione rappresenta il centro nodale delle vicende
che il binario
sul quale condurre un apologo che travalichi i fini intrattenitivi
che si prefigge un comic. Hazard è un pilota, un avventuriero (le sue tempie brizzolate testimoniano
un passato che gli ha dato durezza e determinazione), un individualista
convinto, senza incrinature di autoironia. Il resto dell'umanità
non partecipa all'avventura fantastico-realistica del protagonista:
essa resta il fondale attonito e stupefatto dell'impresa.
Johnny, come ogni big winner, ha però una spalla: il giornalista Snap. Più spesso sono al suo fianco affascinanti fanciulle di ogni
risma e razza e molte di esse cadranno fra le sue braccia. Anche
in questo il protagonista non si risparmierà, innamorandosi di
volta in volta della più bella, più coraggiosa, meno spesso della
più perfida. Si, gli anni dei grandi eroi monogami dei comics
sono ormai finiti e Hazard già prefigura un grande degli anni sessanta che diventerà suo
contemporaneo. Con il character di Robbins il bondismo è già iniziato, anche se Hazard non lavorerebbe mai, come James Bond, per un principale fisso. Libero, può donare i propri servigi
di professionista del rischio a chiunque offra di più. Ma attenzione:
mai ai nemici dichiarati del mondo libero e della legge.
Gli elementi del giallo si sovrappongono a quelli spionistici
e gangsteristici. Più spesso, a freddi e allucinati assassini,
si fa posto, nella tipologia degli avversari da battere, a loschi
figuri prezzolati da grandi organizzazioni criminali.
Se le storie hanno un carattere visceralmente americanistico,
il disegno, che risente dell'influsso caniffiano (fino al 1944
Frank Robbins era stato autore della striscia di Scorchy Smith, precedentemente disegnata dal duo Caniff - Sickles), presenta un bel tratto asciutto e nervoso che, unito ad un
uso massivo del nero in cruda contrapposizione al bianco, conferisce
al fumetto un impressionante realismo non disgiunto, tuttavia,
da un ironico senso di caricatura, assente invece dal testo.
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